Granarolo 2017 e l’importanza del “treno” giusto

Il 12 febbraio 2017 si è svolta la “Viadagola”, valida come seconda gara sociale dell’Atletica Melito.
La gara sulla distanza omologata Fidal di 10km è stata stravinta dalla gazzella etiope Omar Mohamed Hussein col tempo di 32′ e 24″. L’atleta della Gnarro Jet Mattei non ha avuto praticamente rivali, il secondo classificato, Filippo Capitani, ha infatti chiuso la gara con un minuto e 56″ di ritardo.

Per quanto riguarda i Melito’s, il primo a fermare il cronometro è stato il nostro Paolo Rosi con un ottimo 36′ e 58″ seguito da Giulio Mattiello col tempo di 37′ e 38″, che però è stato costretto a un gran recupero essendo partito dalle retrovie.
Quindi il trio composto da Mirko Chiappe, Enrico Benati e dal sottoscritto che ha viaggiato a una media di 3’54″/km. In verità anche Enrico, come Giulio, è partito in posizione molto arretrata e ha dovuto faticare un bel po’ per agganciare gli altri due.

Un plauso generale ai restanti Melito’s in gara, dal momento che in questa fredda giornata di febbraio quasi tutti hanno migliorato il proprio personale, in qualche caso buttando giù anche un paio di minuti.
 
La Viadagola 2017 però ci offre anche la possibilità di una piccola riflessione sull’importanza in gara di trovare il “treno” giusto.
Le gare dei 10.000m su strada probabilmente sono le più difficili da interpretare rispetto alle altre distanze del mezzofondo e del fondo fondamentalmente per 2 motivi: in strada rispetto alla pista mancano riferimenti e il gps da polso non è uno strumento totalmente attendibile anche se un po’ aiuta, inoltre proprio la durata di queste gare, fa si che per ottenere un buon risultato è necessario spingere al massimo, ovvero viaggiare sul filo della propria soglia anaerobica. Il rischio poi è sempre dietro l’angolo: partire troppo forte o non sufficientemente reattivi e ritrovarsi dopo qualche km con poca benzina o a un ritmo poco brillante che non ci permette più di recuperare perchè nel frattempo si sono innescati quei meccanismi aerobici che rendono estremamente faticoso, soprattutto a livello mentale, un giusto cambio di ritmo.

Nei 10km, come già detto, correre molto vicini alla soglia anaerobica è la carta vincente… ma in pratica? Stare con gli occhi fissi sul cardiofrequenzimetro non è il massimo, oltre ad essere totalmente noioso, cavolo, dobbiamo goderci la corsa in tutte le sue sfumature e non stare a guardare i bpm per 10km!
Ecco che allora può essere utile trovare un atleta, o meglio ancora, un gruppo di atleti che abbiano un passo vicino al nostro limite. Se ci si fa “compagnia” con spirito di collaborazione e sacrificio si può senz’altro tenere il giusto ritmo sulla distanza senza cadere nella tentazione di strafare o al contrario cedere.
Un metodo efficace quindi potrebbe essere quello di prendere a riferimento la nostra migliore media su quella distanza e cercare da subito qualche atleta che viaggia su quel passo, molto meglio se è un nostro compagno/a di squadra che conosciamo e con cui si può, fin da subito, accordarsi sul ritmo da tenere.

Con tali accorgimenti i 3 Melito’s prima citati, arrivati insieme al traguardo, hanno staccato i loro personali a Granarolo proprio sostenendosi a vicenda: quando uno accennava a calare gli altri tenevano il passo e viceversa.
Correre in gruppo è sempre e comunque divertente ma correre col “treno” giusto ovvero con un gruppo omogeneo è il modo più efficace per superare i propri limiti, faticando anche meno.

Alla prossima.
Cardi.

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