La Tre Monti 2017 e le gare in collina

Anche quest’anno il Giro di Tre Monti a Imola è stato un successo: complice la splendida giornata di un ottobre che sa ancora di fine estate e uno scenario, quello dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, che mantiene un grande fascino e si presta in modo particolare a questo tipo di eventi. 

Un plauso alla Atletica Imola Sacmi Avis che anche quest’anno ha curato l’organizzazione di una corsa che ha visto una grande partecipazione di podisti, oltre 4600  al via di cui  666 (diavoli) i competitivi.    

A parte qualche piccolo appunto, su servizi igienici carenti, appena un paio di docce per migliaia di partecipanti, e sui premi di categoria, quest’anno alquanto magri, è stata una bella festa di sport con risultati podistici di tutto rispetto: a trionfare è stato Albert Chemutai, della Toscana Atletica Futura, che ha tagliato il traguardo con il tempo di 46’58’’, mentre prima fra le donne si è piazzata Ana Nanu del Gruppo Sportivo Gabbi Bologna, col tempo di 1h01’41’’, che curiosamente ha tagliato il nastro di arrivo con una scarpa sola.

Fra i nostri Melito’s il più fulmineo è stato il triatleta Giulio Mattiello, 40imo assoluto col tempo di 57’47”, mentre la prima fra le nostre girls è stata Annarita Pellizzari, ottimo piazzamento per lei che ha chiuso 7ima di categoria.

Per chi non la conoscesse questa storica  corsa giunta ormai alla 49ima edizione, è una gara collinare con un discreto dislivello e come tutte le gare di questo tipo devono essere affrontate con forza non solo di gambe ma anche mentale. Come ho avuto il piacere di ascoltare da  un arzillo Mohamed Errami (classe 67, che con 50’47” porta a casa un 10° posto assoluto e 1° di categoria) che bacchettava bonariamente un suo giovane connazionale “queste gare le vinci solo con la testa!”. 

In effetti anche noi poveri mortali, che certo non aspiriamo al podio in gare come queste, possiamo trarre benefici da una accurata gestione della energie e una  consapevolezza dei nostri mezzi. Questo ovviamente non vuol dire trotterellare in salita e a “rotta di collo” in discesa ma ad esempio, visto che ormai è alla portata di tutti, un utilizzo  consapevole del cardiofrequenzimetro, che può essere  un valido alleato proprio perchè in una gara in cui il passo al km varia di parecchio con le pendenze non è possibile regolarsi solo su questo. Invece la lettura della frequenza cardiaca (non ossessiva mi raccomando), può indicarci quando c’è margine per spingere, anche in salita, e quando  forse è il caso di gestire in piano o in discesa perchè dopo la curva la strada ricomincia a salire e, magari, non abbiamo recuperato a sufficienza.
Può anche aiutarci a non sottovalutarci troppo, cosa che succede spesso  e volentieri nelle gare in salita, se ad esempio vediamo andar via quello davanti a noi  e mentalmente ci convinciamo di aver finito la benzina quando invece  siamo un bel po’ sotto la soglia.

Detto ciò la regola  generale per correre bene in salita è che bisogna allenarsi in salita… e grazie ar…

E già che ci siamo un’ultima piccola perla di saggezza, questa volta del nostro  mitico “Boss” Vito, che un po’ di tempo fà, alla mia domanda su come affrontare al meglio le discese troppo ripide risponde semplicemente: “Eh, fai finta che stai in salita! Eccheccazz!”

Appuntamento al 2018 con il cinquantenario di questa bellissima corsa.

“Tri” Cardi.

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